La rivoluzione di Frida Kahlo passa per Milano

In un anno catartico per la figura femminile, al Mudec sbarca “Frida. Oltre il mito”, una retrospettiva che la racconta e la celebra nella sua personalità dirompente che ha cambiato il modo di vedere le donne 

Il coraggio delle donne ora è più forte che mai. Nonostante il pretesto sia stato quello - tragico - dei casi legati agli scandali di molestie e abusi sessuali nel mondo del cinema americano e non solo, mai come oggi le donne si sentono libere e incoraggiate a esprimere opinioni e rimarcare il proprio sé, con forza ed eliminando ogni timidezza. Questo in tutti i campi, ma soprattutto in quello culturale e artistico, dove fioriscono successi editoriali e cinematografici legati a storie “al femminile” o create da autrici, che finalmente escono dal cono d’ombra per entrare in una luce luminosa, quella del successo.
 
Tra i fari che hanno sempre fatto chiarore in questa parte di cielo fin troppo cupo aprendo la strada ad artiste e a un modo nuovo di dipingere e concepire la figura femminile, c’è sicuramente Frida Kahlo. Un’artista (1907-1954) amata e nota paradossalmente molto più ora che nel periodo della sua attività quando era praticamene semi-sconosciuta. Con il suo modo di dipingere, naif e surrealista, vivido e coloratissimo ciò che la circondava - la sua storia, il suo dolore e persino la sua malattia - ha per la prima volta raccontato visivamente e in prima persona quello che voleva dire essere un’artista donna in un modo quasi completamente dominato da personalità maschili. 
A farla conoscere al grande pubblico ha sicuramente inoltre contributo la pellicola del 2002 dove Salma Hayek la impersonava con particolare passione e talento. 

Sono certamente queste le motivazioni che hanno spinto già migliaia di persone a visitare la mostra “Frida. Oltre il mito”, dal primo febbraio in scena al Mudec di Milano. Una mostra evento che racconta la pittrice messicana attraverso il suo valore artistico ma anche - o forse soprattutto - attraverso la sua portata rivoluzionaria, fatta anche di una biografia particolarmente densa di eventi. Un incidente stradale le spezza la colonna vertebrale a soli 18 anni, l’incontro con Diego Rivera, pittore di murales con cui imbastisce una relazione tormentata e discontinua; e poi due matrimoni, gli amanti (tra cui anche il comunista Trorskj e il poeta francese André Breton), le amanti. E poi il suo stile estetico, terribilmente magnetico e in controtendenza con l’incipiente emancipazione. Frida veste solo abiti tradizionali messicani e si acconcia i capelli seguendo lo stile delle antiche popolazioni autoctone per rimarcare il folclore delle sue origini. A tutto questo risponde anche la scelta di dipingersi (e lasciarsi anche nella vita reale) baffetti e sopracciglia marcati, tanto da diventare quasi la firma dei suoi famosissimi autoritratti. 

Una mostra davvero imperdibile che racconta, oltre ad un’artista fondamentale per il Novecento, anche una personalità che con le sue scelte e la sua iconografia ha fortemente contribuito all’affermarsi di un modo nuovo di essere donna, eliminando drasticamente orpelli e velleità di compiacere chi guarda, soprattutto se l’occhio è quello maschile. Complice la curatela di Diego Sileo, l’unico studioso europeo che ha visionato l’archivio recentemente scoperto a casa Azul, la dimora messicana dove Frida ha a lungo vissuto con Rivera, al Mudec di Milano arrivano un centinaio di opere, fotografie, documenti e dipinti e importanti prestiti dal Museo Dolores Olmedo di Città del Messico. A tutto questo si aggiungono, inoltre, anche un paio di inediti, mai esposti in nessun museo o temporanea. 

Di Teresa Bellemo



Frida. Oltre il mito. 
1 febbraio - 3 giugno 2018 
Mudec - Museo delle Culture 
Via Tortona 58 Milano