I migliori look femminili al Festival di Sanremo

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A chiedere in giro, nei giorni precedenti alla kermesse (anche poter utilizzare questo termine una volta l’anno è piuttosto godevole, c’è da dire) è tutto uno scuotere la testa. “Io? Sanremo? Macché! Mai visto uno!”. Poi, il giorno dopo la prima serata è boom di ascolti. Chissà come sarà che poi quelle stesse persone, se le incontri davanti la macchinetta del caffè dell’ufficio, sanno com’era vestita Loredana Bertè e che stecca ha preso quel cantante che in gara porta una canzone bella, ma “non è mica tanto adatta per Sanremo”. E poi i look, gli abiti, le discussioni non soltanto su come hanno cantato, ma anche su come erano pettinati e truccati i protagonisti del Festival.
Ecco, il Festival della canzone italiana, giunto ormai alla sua sessantanovesima edizione, è ancora oggi un appuntamento che diventa chiacchiera, pettegolezzo e inevitabilmente unisce una nazione solitamente separata dallo streaming personalizzato e su misura.
È sempre stato così, dopotutto. E la storia di Sanremo è ricca di aneddoti e di piccole perle che fanno parte della storia della canzone.
L’edizione del 1969, quella di 50 anni fa esatti, per esempio, è stata un’edizione da incorniciare. Lucio Battisti per la prima e l’ultima volta partecipa al Festival con Un’Avventura, sbaglia l’attacco iniziale (anche i migliori possono farsi prendere dall’emozione) e in una sorta di duetto – c’erano anche nel 1969, ebbene sì – ad accompagnarlo c’era il mitico Wilson Pickett. La 19sima edizione di Sanremo sarà vinta poi da Iva Zanicchi (ne vincerà tre in tutta la sua carriera) con Zingara, la cui Palma d’Oro è stata rubata proprio in questi giorni e la cantante è protagonista di un video social per chiederne la restituzione.
Le donne sono sempre state protagoniste del palco dell’Ariston (e del Casinò, altro luogo in cui tradizionalmente si è svolto il Festival). Provocazioni, canzoni memorabili, momenti quasi commoventi: tantissime carriere musicali sono state lanciate o hanno trovato conferma proprio in quei giorni. La giovanissima Gigliola Cinquetti (che non a caso ha esordito su quel palco con Non ho l’età a soli 16 anni, nel 1964), un’allora sconosciuta Nada che con Ma che freddo fa sempre nel 1969 ha incantato la giuria, lanciandola in una carriera lunghissima che dura ancora oggi grazie alla voglia di sperimentare e di mettersi in gioco. E poi i tantissimi look di Anna Oxa (che vince due volte il Festival, una in duetto con Fausto Leali, nel 1989 e un’altra da sola con Senza Pietà, nel 1999) che nel 1978 arriva per la prima volta sul palco in stile tom boy punk con una delle sue canzoni più belle, Un’Emozione da poco, scritta da Ivano Fossati. Negli anni Novanta vestiti pazzi come le trasparenze, perizoma in vista (firmato Tom Ford), maglie metalliche (Versace) quando con Pippo Baudo lo ha presentato, il Festival. Anche Patty Pravo è una delle grandi protagoniste della storia del Festival. Dieci sono le sue partecipazioni (l’ultima quest’anno) e di queste per otto volte è arrivata in finale. La prima, con Little Tony, fu nel 1970 e La Spada nel cuore e quest’anno sarà sul palco con il brano Un po’ come la vita. I suoi look e anche le sue scelte beauty sono sempre state motivo di attenzione, quasi come (a volte anche di più) delle canzoni che ha cantato sul palco. Quest’anno i dreadlock, ma è stata anche geisha, seminuda, con un ciuffo di capelli pazzo e ossigenato, sobria in tailleur.
Proprio come quegli eventi corali, popolari, storici, rituali quasi, Sanremo è un insieme di aneddoti, piccoli memorabilia, racconti che riescono a descrivere il nostro Paese in maniera eccellente. E spesso anticipa e mostra a tutti i look che saranno, anche loro come le canzoni, protagonisti della primavera che sta per arrivare.